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DIAMANTI DA INVESTIMENTO: GIUSTIZIA PER I CONSUMATORI

Il Consiglio di Stato ha confermato i provvedimenti dell AGCM nei confronti di IDB, DPI, Banco BPM e Unicredit che erano già stati confermati dal Tar Lazio


Si conclude in meno di quattro anni l’iter della giustizia amministrativa arrivata al terzo ed ultimo grado di giudizio e si conclude dando finalmente giustizia ai consumatori.

Nel 2017 l’AGCM aveva emesso due provvedimenti sanzionatori nei confronti di DPI, IDB, Banco BPM, Unicredit, MPS e Intesa per pratiche commerciali ingannevoli e scorrette.

Infatti le due società venditrici di diamanti da investimento vendevano tramite il canale bancario tali diamanti da investimento definendoli bene rifugio per eccellenza, facendo credere che si trattasse di un investimento sicuro e redditizio. Le due società promuovevano l’investimento in diamanti mostrando un grafico ove si vedeva la crescita continua del valore dei diamanti nel tempo, il valore nella realtà veniva fissato dalle stesse società venditrici ad un prezzo tre quattro volte superiore al vero prezzo dei diamanti ma IDB e DPI pubblicavano i propri valori su quotidiani finanziari spacciandoli per quotazioni ufficiali quando in realtà tali pubblicazioni altro non erano che pubblicità a pagamento.

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DB e DPI millantavano facile liquidabilità dei diamanti a livello internazionale ma di fatto i consumatori potevano vendere suddetti diamanti solo tramite le società stesse.

Fondamentale è stato il ruolo delle banche che hanno facilitato la diffusione di questo investimento: più precisamente tra le società venditrici e gli istituti di credito coinvolti c’erano degli accordi secondo cui le banche si impegnavano a promuovere l’investimento in diamanti nelle proprie filiali ove mostravano il materiale informativo delle società venditrici di diamanti in cambio di una commissione su ogni acquisto andato a buon fine. In banca chi si occupava di segnalare l’investimento in diamanti erano i consulenti finanziari, pertanto i clienti avevano la percezione che si trattasse di un investimento come gli altri e che vi fosse la garanzia della banca.

Le società venditrici di diamanti e tre degli istituti di credito coinvolti hanno presentato ricorso avanti al TAR Lazio che ha confermato i due provvedimenti sanzionatori.

IDB, DPI, Banco Bpm e Unicredit avevano poi impugnato avanti al Consiglio di Stato le sentenze del Tar Lazio e finalmente è arrivata la conferma definitiva dei provvedimenti.

Già i consumatori si erano attivati per tutelare i loro diritti in sede penale e civile: la Procura di Milano ha depositato l’avviso di conclusione delle indagini e si attende la fissazione dell’udienza preliminare, mentre già nei tribunali di Verona, Modena, Lucca, Milano e Venezia i consumatori hanno ottenuto giustizia in sede civile ottenendo come risarcimento la differenza tra il capitale investito ed il valore delle pietre che restano ai clienti oltre agli interessi.

La difesa di Banco BPM, unica banca che non ha risarcito integralmente i propri clienti, spesso era basata sulla non definitività del provvedimento AGCM vista la pendenza avanti al Consiglio di Stato. Ora che tale definitività è arrivata si spera che anche Banco Bpm provveda, come già hanno fatto le altre banche, a risarcire integralmente i consumatori ingannati per il momento non ci resta che dire che la giustizia ha trionfato.